“Squadro l’orizzonte, stregato dalla sua immensità volo oltre i confini • Sulla terra dal 1988”

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Alzheimer

“Alzheimer” steams from the desire to tell a story, the story of someone peculiar, and the story of many people who, at once, start to see themselves mixing up. Confuse memories, emotions, and sensations….confusing oneself…Alzheimer is a vigilant monster, at the threshold between clarity and madness. No tenderness, no truce: the monster has wide big hands, ready to tear a man’s soul out. The body becomes inactive, the mind wanders… the nervous and dark brushstrokes want to represent the impotence of the human being facing to the mental confusion that takes all up. The enemy snakes ambiguously, giving the impression to be still your own man. The subject’s left ear, symbol of the momentary lucidity, intentionally dropped in red, symbol of the anger and sorrow, before the human impotence. The two faces of the Alzheimer, underlined by the double-edged gaze of the subject, kill a man already split between rationality and madness; if for few moments he is still possible to listen to him, understand him and catch him, soon after the oblivion he crushes himself. The human being is consciously absorbed by the awareness of slowly losing his own life, and the memory of all of his past experience. A dark sky and no light: the dark disease is devoid of any affection. The most powerful form of art to fight the Monster and not to give up hope is the love of those who stand next to us. The angry, but moved, brushstrokes pay a tribute to all those who strongly keep this memory, and all the feelings related to it, winning the brutal enemy; To my grandmother, and all those who resist, and keep on fighting. Between lucidity and madness, love and arts always triumph.

“Alzheimer” nasce dalla voglia di raccontare una storia. La storia di una persona particolare, la storia di tutti coloro che, all’improvviso, vedono confondersi. Confondere ricordi, emozioni, sensazioni…Confondere se stessi: l’Alzheimer è un mostro che vigila attento, alla soglia tra la follia e la lucidità. Non c’è delicatezza, non c’è tregua: il mostro ha mani grandi e violente che strappano l’anima. Il corpo non risponde più alle azioni, la mente vaga: le nervose e scure pennellate rappresentano l’impotenza dell’uomo dinnanzi alla confusione mentale che tutto risucchia. Il nemico si insinua subdolo, donandoti per qualche istante l’illusione di essere ancora padrone di te stesso: l’orecchio sinistro del soggetto è l’emblema della momentanea lucidità, calata appositamente nel rosso che simboleggia la rabbia e la tristezza nei confronti dell’impotenza umana. Il doppio volto dell’Alzheimer, reso dall’ambivalente sguardo del soggetto, uccide l’uomo scisso tra razionalità e follia: se in brevi istanti si è ancora in grado di ascoltare, capire e captare, immediatamente dopo ci si ritrova schiacciati dall’oblio. Immersi nella consapevolezza di perdere, lentamente, la propria vita e la memoria di tutto quello che si è vissuto. Un cielo buio e nessuna luce: l’oscura malattia priva di ogni affetto ma l’amore di coloro che restano accanto rappresenta la forma d’arte più efficace per combattere il Mostro e non abbandonare la speranza. Le rabbiose ma emozionate pennellate rendono omaggio a tutti coloro che custodiscono con forza la loro memoria e i loro affetti, vincendo il Nemico brutale: a mia nonna, a tutti coloro che resistono. Tra lucidità e follia, l’amore e l’arte trionfano comunque.

oil on canvas
50×70 cm
2016