“The world is a big theatrics, and all of us are ITS puppetry”

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DeAgostini – Atlante dell’Arte Contemporanea vol.2

Annuario illustrato dedicato ad una visione ampia e dettagliata del panorama artistico i taliano e del relativo mercato.
DIREZIONE

Coordinamento scientifico: Daniele Randini Tedeschi, Stefania Pieralice
REDAZIONE
Consulente editoriale: Gianni Dunil - Redattori di sezione: Mario Bernardinello, Simone Pieralice, Alfredo Maria Fidani - Redattori consulenti: Fei Xue, Zhu Shangxi - Revisione Bozze: Chiara Violini - Illustrazioni: Mario Conte - Segreteria di Redazione: Maria Luciani
PRODUZIONE
Start, Roma
EDIZIONE
DeAgostini
ISBN
978-88-511-7183-4
Vito Difilippo nasce nel 1988 a Monopoli, attualmente vive e lavora a Santeramo in Colle. Quello dell’artista pugliese è un itinerario fatto di ricerca, passione e sperimentazione cominciato in età adolescenziale. lontano dall’accademismo e forte da una formazione da autodidatta si è cimentato nella Pop-Art, nell’Arte Concettuale, nell’Art Brut fino a giungere all’Informale. Analizzando l’operato di Difilippo osserviamo come sia determinante l’influenza di quelle correnti artistiche le quali dagli anni Cinquanta in poi hanno spostato l’asse narrativa dall’esterno all’interno dell’essere umano. In base a questo viene percepita come abulica la secolare tradizione raffigurativa già messa in crisi nel primo Novecento ante ritorno all’ordine; la stessa fruizione dell’opera da parte dello spettatore cambia diventando da passiva ad attiva. Per poter effettuare ciò si è resa necessaria un’azione di sottrazione del dato oggettuale dal suo contesto originario per essere successivamente riposizionato su un piano intelligibile decontestualizzato e filtrato dal proprio inconscio. Accade pertanto che il rapporto tra segno e colore lentamente comincia a pendere decisamente verso il secondo in quanto epifania del sentimento e la forma ormai sentita come pleonastica si dissolve. L’iniziale indagine iconica effettuata dal nostro è slegata quindi la velleità di riproduzione mimetica del reale mentre si configura come necessario punto di partenza per calarsi nei meandri reconditi del proprio Io. La sintesi strutturale dipanata sulla tela è una chiara manifestazione di una profonda attenzione verso una semantica visiva in cui il concetto è il reale protagonista delle sue opere. I lavori di questa fase colpiscono lo spettatore per la carica simbolica e per l’ironia amara sovrastanti l’architettura compositiva interna del quadro.
La riduzione segnica operata è uno strumento mediante il quale l’artista vuole veicolare un messaggio universale transeunte il particolarismo e il dettaglio caratterizzante. Non è riprodurre sic et nunc il panorama offerto agli occhi lo stimolo primigenio della sua creatività quanto scandagliare la quotidianità e l’esistenza per infilarsi tra le maglie di queste focalizzandosi su tematiche prioritarie per la salvaguardia dell’umanità. Le tele di Difilippo sono permeate da un concettualismo provocatorio spiazzante il cui compito è colpire la sensibilità di chi guarda; a ciò unisce una semplificazione formale in cui il tratto deciso solca la superficie con consapevolezza e attrae l’occhio per le dolci curve. Il percorso dell’artista pugliese perlustra i diversi piani sovrastrutturali della realtà riflettendo in particolar modo sul sociale e sulla decadenza della società odierna. Questo è un cammino lento e meditato di discesa nella propria intimità senziente volta a comprendere il vero significato del mondo. L’empatia raggiunta col flusso emozionale sotteso all’immanenza contingente permette una profusione cromatica soverchiante qualunque necessità descrittiva e figurativa. Difilippo perde ogni interesse nel delineare e circoscrivere profili concentrandosi invece sulla pura energia quale anima ed essenza delle cose. Dunque la sua pittura evolve in una direzione lirica di ascendenza spirituale dove l’ontologia intrinseca percepita da vita a dimensioni superiori lontane dalla tangenza oggettiva, esplicitate mediante una cromia portante. Il colore non più relegato entro confini contenitivi dilaga sul supporto bidimensionale con una rinnovata forza rappresentativa. Nelle ultime opere di chiara matrice informale notiamo un duplice atteggiamento oscillante tra tonalità solcanti la superficie quali tracce di un vissuto emozionale condiviso e altre dove il silenzio compositivo perviene ad una solennità viva, energetica e mai gravosa. Nella serie “Uno sguardo verso l’oltre” un uso rarefatto della tavolozza crea una sospensione temporale quasi assoluta, rotta di quando in quando da un perentorio spunto segnico/geometrico stagliato su superfici monocrome. Campiture calde, memori del sole e della luce della terra natia, si spandono compatte per tutta l’estensione della scena pittorica lasciando emergere solitario ma deciso un elemento di contrasto carico di vis poetica. L’azzeramento spaziale conseguito abolisce qualsiasi punto di riferimento estrinseco creando in tal maniera un rapporto solipsistico con la sensibilità dell’osservatore. In altre opere come ad esempio “VD-3” la stesura non più omogenea e la compenetrazione di nuances di tonalità simili crea un informale delicato che trasloca il fruitore in una astrazione totalizzante proiettandolo direttamente nell’animo dell’artista.
VD-3, smalto ad acqua su tela, 100x80cm, 2019